Siracusa: Santa Lucia e Caravaggio

Siracusa, crocevia di popoli, viaggiatori ed artisti, offre da poco più di un anno l’opportunità di ammirare uno dei capolavori più belli di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio: il Seppellimento di Santa Lucia.

Sono trascorsi esattamente 400 anni dal passaggio di Caravaggio a Siracusa, in fuga da Malta ed ospite dell’amico Mario Minniti, e proprio qui, a Siracusa, l’artista milanese dipinse questa meravigliosa pala d’altare, probabilmente consegnata il 13 dicembre 1608, ricorrenza della festività di Santa Lucia, patrona della città. Il Seppellimento di Santa Lucia è una pala di grandi dimensioni (408 x 300 centimetri), dove lo spazio non occupato dai personaggi raggiunge quasi i due terzi della tela ed amplifica il dramma che si sta compiendo.

Uno scuro monocromo, con minime variazioni tonali provocate da rari dettagli, incombe con la sua massa sul piccolo corpo della Martire, toccato da un ultimo raggio di luce radente. L’unico colore a risaltare è il rosso del mantello del personaggio al centro della composizione, fulcro dolente dell’antica comunità religiosa. Il Caravaggio, seguendo i precetti espressi dal Concilio di Trento che, in materia di immagini sacre, indicava soluzioni aderenti ai testi sacri ed alla realtà storica documentata, ambienta la scena in un plausibile spazio catacombale, per il quale trae ispirazione da luoghi reali visitati durante il suo soggiorno a Siracusa.

Il meraviglioso quadro di Caravaggio è oggi custodito, e visitabile, presso La Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, che sorge sul luogo in cui il 13 dicembre dell’anno 304 d.C. S. Lucia subì il martirio. I Siracusani costruirono, dopo la pace costantiniana (Editto di Milano, 313 d. C.), una chiesa dedicata alla martire della quale, a seguito delle distruzioni causate dalla dominazione araba e dai vari terremoti, nulla ci è giunto.

L’attuale chiesa può essere fatta risalire ai Normanni che nell’XI secolo, liberata Siracusa dal dominio saraceno durato due secoli, ricostituirono la Diocesi e riedificarono l’edificio che custodiva le memorie del martirio della Santa. La Basilica attuale è attribuita alla ricostruzione sostenuta da Gerardo da Lentini nel 1100. Di quel periodo restano il rosone della facciata, più volte rimaneggiato, il portale con l’arco di stile cordovano le cui fattezze richiamano lo stile mozarabico, le tre absidi e i quattro grossi pilastri di sostegno della cupola, che si ritiene sia stata eretta già nel XII secolo. Per i Siracusani, una colonna posta alla destra del presbiterio indica il luogo esatto della decapitazione subita da S. Lucia.

Sotto la Basilica, inoltre, è possibile visitare da circa un anno, le catacombe dette appunto di Santa Lucia. Bisogna ricordare che Siracusa, dopo Roma, possiede il più grande sistema catacombale paleocristiano. La catacomba sottostante l’attuale piazza S. Lucia è costituita da un cimitero di comunità e da alcuni ipogei di diritto privato, ascrivibili cronologicamente ai secoli III, IV e V. All’interno del cimitero i settori riservati a sepolture privilegiate, o in connessione con il loculo di S. Lucia, vengono trasformati in loci sancti, poli devozionali per un periodo straordinariamente lungo, dotati di un ciclo di affreschi che vanno dall’età bizantina all’età normanna.

Attiguo alla Basilica, e con essa comunicante attraverso un passaggio sotterraneo realizzato nel XII secolo, è il tempietto barocco che custodisce il sepolcro della Martire. Le reliquie furono qui custodite fino al 1039 d.C. quando, con una rapida azione di guerra, il generale bizantino Giorgio Maniace penetrò a Siracusa e, trovato il corpo di S. Lucia, lo portò a Costantinopoli per farne omaggio all’Imperatrice Teodora. Durante la IV Crociata i Veneziani, trovatolo, lo traslarono a Venezia dove tuttora si trova nella Chiesa dei SS. Geremia e Lucia.

Per ammirare l’opera di Caravaggio e visitare la Basilica e le Catacombe di Santa Lucia, nell’isoletta di Ortigia, luogo incantevole inserito dall’UNESCO nell’elenco dei siti dichiarati “Patrimonio dell’Umanità”, troverete il residence Alla Giudecca, le cui origini risalgono al XV secolo. Autentico gioiello di architettura barocca,  anticamente la Giudecca era il quartiere in cui gli ebrei abitavano e svolgevano le loro attività commerciali. Alla Giudecca è una struttura unica nel suo genere. La corte privata con doppio arco in pietra da cui si accede all’albergo, accoglie al suo interno il Miqwè, ovvero la struttura, forse la più antica d’Europa, in cui aveva luogo l’“abluzione”, cioè il bagno di purificazione rituale ebraico.

L’ospitalità offerta in appartamenti congiunge la funzionalità del residence e dell’albergo, e permette di trascorrere una vacanza in cui relax e cultura si coniugano in perfetta armonia.

Altro luogo di charme ad Ortigia è l’Hotel des Etrangers et Miramare. Questi due splendidi edifici, magnifici e possenti, posti a vedetta sul Porto Grande, sono collegati da un corpo di fabbrica basso, s’affacciano direttamente sul Passeggio Adorno e guardano di lato il grande belvedere e la Fonte Aretusa. Il complesso si erge su cinque piani e si sviluppa verso la vicina Piazza Duomo con pianta irregolare, nel rispetto dell’antico disegno della città medioevale.

Lo stile ed il disegno sono memoria d’uno splendore cittadino del primo novecento, con quel gusto neoclassico tipicamente siciliano, balconi ingentiliti da ringhiere in colonnine di pietra e in ferro battuto, un ampio portone imponente e, all’interno dell’hotel, pavimenti di marmi pregiati, pareti e soffitti arricchiti con stucchi e fregi dorati. I volti di Giove, Medusa, Gelone e Aretusa, illuminati da un antico lampadario in bronzo, accolgono gli ospiti al loro arrivo.

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